EDITORIALE: Laudato si’ (senza bosco, né pane né fuoco)

1. Breve periodo di vacanze. Tra poche settimane ci sarà l’elezione del nuovo presidente della Società Italiana di Selvicoltura e di Ecologia Forestale. Mi è venuto dunque spontaneo ripercorrere quanto avvenuto in questi quattro anni di presidenza della Società. Professionalmente, per me, è stato un periodo molto bello. E, come “rappresentante” dei ricercatori forestali italiani, molto significativo: non solamente per il consolidamento (forse poco conosciuto e apprezzato) della ottima posizione della ricerca forestale italiana nel panorama pubblicistico mondiale (siamo al 9° posto per h-index, al 12° per numero di pubblicazioni internazionali e al 10° per numero di citazioni, v. database SCIMAGO alla voce Forestry) e per l’accreditamento della Società come interlocutore ufficiale, per i settori scientifico-disciplinari AGR/05 e AGR/06, presso le istituzioni italiane preposte alle politiche della ricerca e dell’Università, ma anche e soprattutto per aver potuto rilevare una crescente diffusione di metodologie, tecnologie e idee sviluppate dai ricercatori del nostro Paese. Di fatto, la produttività scientifica è sia quantità che qualità: è sì necessario e importante pubblicare ma ancora più significativa e decisiva è la proposizione di innovazioni, nuovi orizzonti, nuovi percorsi, nuove idee.

2. Le brevi vacanze mi hanno regalato tempo adeguato per approfondire, come avrei voluto fin da subito, i contenuti della lettera enciclica Laudato si’ scritta dal Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, il nostro pianeta. Il testo è scorrevole, con una prosa semplice e accattivante, forse un po’ lungo per una diffusione popolare, ma molto ricco di spunti di riflessione: «l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita» (16). In tutto il testo traspare un approccio ai sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole parti tra loro e con il tutto. Il mondo è un ecosistema e non si può agire su una parte senza che le altre ne risentano: «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (139). È significativa la sottolineatura del legame profondo che unisce le grandi questioni ambientali globali alle azioni, anche piccole e quotidiane, di difesa dell’ambiente e del territorio. L’ecologia è interpretata come strumento integrale (si parla, appunto, di “ecologia integrale”) di analisi delle resistenze che si oppongono alla efficace cura della casa comune. In questa prospettiva è rilevante l’analisi del caso della logica scientifica e tecnologica, che ha sì prodotto un significativo miglioramento materiale della vita umana ma quando viene assunta come «paradigma omogeneo e unidimensionale» (106) genera un «riduzionismo che colpisce la vita umana e la società in tutte le loro dimensioni» (107), di cui il degrado ambientale è una delle conseguenze. Ciò che il paradigma tecnocratico perde di vista è infatti la complessità dei legami e delle interazioni, che sono invece al centro di uno sguardo ecosistemico. Tra l’altro – aggiungo io – a una crescente interpretazione pragmatica della ecologia che, spesso, ne esalta il significato quasi esclusivamente in termini di soluzioni tecnologiche e tende a svuotarne il valore culturale fanno da stridente contrasto una carente divulgazione scientifica rigorosa e uno scarso interesse per lo studio delle discipline scientifiche di base, come dimostrato dalla diminuzione relativa negli ultimi decenni degli studenti universitari che a esse si dedicano.

3. Nel leggere l’enciclica sono rimasto particolarmente colpito da quanto evidenziato al paragrafo 33: «non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali “risorse” sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in sé stesse». E ancora al paragrafo 53: «si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia». Questi concetti sono analoghi a quanto proposto nel febbraio 2011 da un gruppo di ricercatori forestali italiani con il Manifesto per la selvicoltura sistemica (http://aisf.it/2013/06/23/manifesto-per-la-selvicoltura-sistemica/). L’idea aveva avuto origine nella tavola rotonda Il bosco e l’uomo, tenutasi nel maggio 1995, la cui mozione finale recita: «il bosco è un sistema biologico complesso che svolge un ruolo determinante per il mantenimento della vita sul pianeta. Come tutti i sistemi viventi, il bosco è un’entità che ha valore in sé. Un soggetto di diritti che va tutelato, conservato e difeso». Una delle principali motivazioni umane sta nel vedere i risultati delle proprie azioni: è dunque per me di grande soddisfazione registrare la proposizione da parte del Santo Padre di quanto propugnato, non senza aspre critiche, da un gruppo di ricercatori forestali italiani oltre venti anni fa! Sempre, dietro i fatti ci sono le idee: ciò che distingue un ricercatore è, appunto, l’avere una visione sulla realtà e sul senso complessivo di quello che fa.

4. In questa stessa prospettiva il decimo congresso della Società Italiana di Selvicoltura e di Ecologia Forestale, che si terrà a Firenze dal 15 al 17 settembre prossimo, intende ribadire l’importante ruolo delle foreste nel garantire la vita sul pianeta. La selvicoltura può rappresentare uno dei settori più dinamici della “green economy”. E la norma etica del rispetto del valore intrinseco dell’ecosistema si attua proprio per mezzo di una relazione di attenzione, vicinanza, familiarità e amore tra uomo e bosco che sole possono favorire una approfondita conoscenza e che viene, al contrario, disattesa da ogni forma di abbandono o immobilizzazione aprioristica. Di fatto, la possibilità di interagire responsabilmente con la natura può aiutare l’uomo a ridurre il profondo solco che, spesso, nella società attuale divide i due soggetti.

5. Riferimenti
Ciancio O., 2014. Storia del pensiero forestale. Rubbettino Editore, Soveria Mannelli.
Corona P., Portoghesi L., 1996. Appunti per un’etica in selvicoltura. In: Ciancio O. (a cura di), Il bosco e l’uomo. Accademia Italiana di Scienze Forestali, Firenze, pp. 189-199.
Corona P., 2014. Dietro i fatti ci sono le idee (e il linguaggio). Editoriale SISEF: https://sisefeditor.org/2014/12/19/editoriale-dietro-i-fatti-ci-sono-le-idee-e-il-linguaggio/
Francesco, 2015. Laudato si’. Lettera enciclica sulla cura della casa comune. Roma.
Leopold A., 1949. A Sand County almanac and sketches here and there. Oxford University Press, New York.
Moroni A., 1988. L’uomo e l’ambiente. Tra realtà, storia e progetto. Edizioni Fabbri-Bompiani, Milano.

Piermaria Corona

Presidente SISEF
Direttore del Centro di Ricerca per la Selvicoltura, CREA