EDITORIALE: Non poteva Ernesto Galli della Loggia scrivere un commento più intelligente sulla proposta ANVUR?

Da qualche giorno l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema universitario e della Ricerca) ha pubblicato un documento-proposta riguardante i criteri di valutazione dei candidati e dei commissari dell’abilitazione scientifica nazionale. Vi invito a scaricarlo dal sito ANVUR (⇒ http://www.anvur.org), e a leggerlo. 

Molto in sintesi, l’impostazione fa riferimento a un meccanismo che, richiedendo sia ai candidati sia ai commissari parametri superiori alla mediana del rispettivo settore concorsuale, mira a un progressivo innalzamento della qualità del sistema universitario, che nei prossimi anni andrà incontro a un rinnovamento del 50% del corpo docente.

Mi sembra un’impostazione condivisibile.

I parametri per la valutazione prevedono delle premialità in relazione alla sede di pubblicazione degli articoli. Tanto per intenderci, un articolo pubblicato su una rivista notoriamente selettiva (mettiamo la rivista Cell, tanto per non parlar del nostro settore) vale di più di una monografia fatta stampare in casa.

E subito scatta il consueto fuoco di sbarramento.

Stupisce che a farsi paladino di questa reazione sia una persona intelligente come Ernesto Galli della Loggia, che sulla prima pagina del Corriere, si lancia in osservazioni sorprendenti. Testualmente dalla penna di EGdL: Ebbene, d’ora in poi, ha stabilito l’Anvur, una monografia pubblicata presso quello che viene definito «un editore internazionale» avrà un peso 3, un articolo pubblicato su «una rivista internazionale» 1.5 , mentre una monografia pubblicata presso quello che viene definito «un editore nazionale» avrà solo un peso 1.2, e infine un peso di appena 0.5 un articolo su una rivista italiana (ma l’aggettivo italiano è sempre pudicamente omesso; viene sempre scritto “nazionale”: chissà perché). Dal che sembra inevitabile trarre le seguenti conseguenze: a) che ai fini di un concorso per insegnare in un’università della Repubblica un libro di 500 pagine pubblicato, mettiamo, da Einaudi o dal Mulino vale meno di venti pagine pubblicate su una rivista americana, spagnola o tedesca, ecc. (testo completo dell’editoriale: ⇒ http://www.corriere.it/editoriali/11_luglio_17/della-loggia_interesse-collettivo_f11d4016-b044-11e0-b0ea-f35f7bc4068c.shtml).

E’ così superficiale l’interpretazione che EGdL dà del documento ANVUR, che verrebbe solo da rispondergli in modo provocatorio: ebbene sì, un articolo su Nature o su Science (anche di 2-3 pagine) vale di più di una libro di 500 pagine pubblicato dal mulino, bianco o rosso che sia.

Ma poi il punto non è neanche questo.

Quello che è sorprendente (EGdL è professore universitario) è che queste osservazioni paiono ignorare completamente il concetto di peer-review (chi sarà mai costei?) che è alla base del documento ANVUR. EGdL fa finta di non sapere che nessuno vuole discriminare chi pubblica libri interessanti con editori di prestigio, ma piuttosto le “code”, ancora densamente popolate, di coloro che non pubblicano nulla che sia stato sottoposto a seria valutazione.

Argomentare per casi estremi con pseudo-ragionamenti (non li fa EGdL nel suo editoriale ma si sentono fare in giro, e EGdL pare adombrarli parlando dei libri di 500 pagine) del tipo “se fosse vivo, Enrico Fermi avrebbe un H-index basso, oppure “Dante redivivo verrebbe bocciato perché la Commedia non è scritta in inglese” (ma per favore! Non tiriamo in ballo i grandi geni in modo strumentale!), è solo un modo capzioso e fintamente ingenuo per contrastare ogni tentativo di innescare, in modo graduale, dei meccanismi virtuosi, tipo quelli proposti da ANVUR.