EDITORIALE: La valutazione degli Istituti CNR

Nel secondo semestre del 2009 ho contribuito, insieme a numerosi colleghi italiani e stranieri, alla valutazione degli Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Il Panel di valutazione di cui facevo parte si è occupato degli Istituti facenti capo al Dipartimento Terra e Ambiente. Il processo di valutazione è stato organizzato in modo che ogni Istituto fosse soggetto alla valutazione di almeno due Panel di valutazione. Si è trattato di un lavoro che ha richiesto visite collegiali agli Istituti, incontri con i ricercatori, analisi della produzione scientifica sulla base di appositi indici bibliometrici, ecc. Complessivamente hanno operato 26 Panel composti da un totale di 150 scienziati, di cui 90 provenienti da Istituzioni italiane e 60 da Istituzioni europee. I Panel di Area sono stati coordinati da un PanelGenerale di 15 componenti, che ha presentato i risultati della valutazione al Consiglio di Amministrazione del CNR il 31 Marzo 2010. Il Panel Generale ha fissato i criteri per la valutazione, validati successivamente dal Consiglio Scientifico Generale e dal Consiglio di Amministrazione. Tutti i risultati delle valutazioni sono stati resi pubblici (http://www.cnr.it/sitocnr/IlCNR/Attivita/ValutazioneIstituti.html). L’intero processo di valutazione è costato al CNR più di un milione di euro.

Leggendo i risultati delle valutazioni, ci si può rendere conto che in diversi casi il Panel Generale, recependo le indicazioni dei Panel di Area, ha prospettato la necessità di riorganizzazioni anche sostanziali degli Istituti, aggregazioni, premialità da accordare alle numerose realtà produttive, al pari di “penalità ” nei confronti di situazioni difficilmente sostenibili sul piano dell’efficienza scientifica o della razionalità logistica.

Ebbene, a distanza di quasi un anno dal compimento del processo, parlando con diversi colleghi ricercatori e direttori di Istituti CNR pare che, fino ad ora, le indicazioni dei Panel di valutazione non abbiano trovato alcuna applicazione. Speriamo davvero che la cosa non finisca così, non solo in considerazione dell’ingente investimento effettuato.