EDITORIALE: Riflessioni sul Consiglio Universitario Nazionale (CUN)

Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) ha compiti importanti: rappresenta il sistema universitario, formula pareri e proposte per il Ministro, nonché valutazioni sugli ordinamenti dell’Università, di cui è una sorta di organo di autocontrollo. Recentemente, ha elaborato, per le diverse aree disciplinari, una proposta per i criteri minimi di valutazione per i concorsi delle diverse fasce della docenza universitaria. 

I componenti del CUN sono, per la maggior parte, professori eletti dai loro colleghi, come rappresentanti delle diverse fasce della docenza. E fin qui le cose potrebbero anche andar bene. Una volta eletti, i componenti del CUN non sono retribuiti in modo specifico per la funzione impegnativa che sono chiamati a svolgere. Perchè? Per il semplice motivo che, durante il mandato al CUN, essi permangono in servizio presso le università da cui provengono: rimangono a tutti gli effetti docenti e come tali continuano ad essere retribuiti.

E qui le cose incominciano ad andare meno bene. Per il motivo, innanzitutto, che dovendo esercitare due compiti gravosi, quello di docente e ricercatore preso la propria sede, e quello connaturato ai compiti delegati al CUN, rischiano di sacrificare o questo o quello. In secondo luogo, perché nelle medesime persone rischiano di assommarsi i ruoli di controllato e controllore: si pensi alla nomina delle commissioni di garanzia preposte alla selezione dei programmi di ricerca d’interesse nazionale, ai pareri sull’istituzione di nuove università o corsi di laurea, all’approvazione dei curricula didattici, e anche, come ricordato all’inizio, alle proposte sulle modalità del reclutamento universitario. La responsabilità, in veste di rappresentanti CUN, di sganciarsi dagli interessi di sede e personali è lasciata, in questo modo, solo all’etica individuale.

Perchè allora non creare una separazione fra i due incarichi? Chissà se suona accettabile una riforma per la quale i componenti del CUN, una volta eletti, si mettono in aspettativa dalla loro università, che potrebbero così utilizzare il budget liberato per finanziare posizioni pro-tempore, e vengono invece retribuiti direttamente dal Ministero; e che preveda anche un tipo di rappresentanza tale da non generare intrecci fra funzioni di controllo, da una parte, e aspirazioni individuali dall’altra.

Queste poche regole determinerebbero, a mio modo di vedere, una condizione più rispondente a quel ruolo di imparziali civil servantsche è richiesta ai componenti del CUN. E ad un CUN a “tempo pieno” e più “sganciato” dalle sedi universitarie potrebbero essere affidati anche altri compiti, come ad esempio le procedure di valutazione dell’attività scientifica previste dalla legge entrata recentemente in vigore. Una proposta semplice: mi aspetto dotte e complesse obiezioni.

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