HIGHLIGHTS: Disseccamenti e collasso idraulico in angiosperme legnose temperate durante una siccità estiva estrema

Titolo originale: Shoot desiccation and hydraulic failure in temperate woody angiosperms during an extreme summer drought

Autori: Andrea Nardini, Marta Battistuzzo, Tadeja Savi

Rivista: New Phytologist, early view, 18 April 2013,

doi: 10.1111/nph.12288

New Phytologist

Un lavoro quasi in tempo reale. Colta l’occasione di un evento di siccità estrema durante l’estate del 2012, è stato caratterizzato lo stato irdrico e la condizione idraulica di sei angiosperme legnose dell’ambiente carsico triestino.  Il risultato principale riguarda la relazione fra intensità del danno (quantificata in termini di percento di chioma con disseccamenti) e le propretà idrauliche, in particolare  il valore di potenziale idrico in grado di indurre il 50% di perdita della conduttività idrulica (PSI50), e la densità del fusto. I disseccamenti sono risultati più diffusi nelle specie con valori meno negativi di PSI50. Questi tratti appaiono quindi di interesse per la previsioni della risposta specifica ad eventi di siccità estrema, come si attendono per effetto del cambiamento climatico in atto.

Keywords:  Latifoglie, Siccità, Xilema, Densità del fusto, Vulnerabilità, Embolia, Cambiamento climatico,

Settore di Ricerca : Ecofisiologia, Cambiamento climatico

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EDITORIALE: Luci e ombre per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

Il dibattito e le azioni relative alla pianificazione, progettazione e gestione del verde in città vanno acquisendo sempre maggiore importanza, sotto il profilo sia tecnico-scientifico che sociopolitico: il livello di benessere degli abitanti in città è infatti sempre più percepito anche in relazione alla qualità e all’organizzazione degli spazi verdi. Questa affermazione assume particolare rilievo se si considera che più della metà della popolazione mondiale vive ormai in ambienti urbanizzati. Tale consapevolezza, maturata anche nel nostro Paese, si traduce in atti normativi: in questo contesto è entrata in vigore a metà dello scorso febbraio la legge n. 10/2013 recante nuove norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.
Pur rappresentando un positivo segnale di interesse politico e pur offrendo un potenziale quadro di opportunità anche per quanto riguarda specificatamente l’insieme di discipline e interventi tesi a gestire gli alberi e i popolamenti forestali in città, si evince una certa carenza di organicità della legge e soprattutto si rileva il rischio che essa rimanga un enunciato senza forza prescrittiva. Si coglie comunque l’occasione di una sintetica disamina della legge stessa per una breve riflessione su alcuni aspetti della effettiva prassi della cosiddetta “selvicoltura urbana” nel nostro Paese. Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: INFC, le precisazioni del Corpo Forestale dello Stato

Riceviamo e rendiamo pubbliche volentieri  le cortesi precisazioni del Dr. Enrico Pompei (Corpo Forestale dello Stato), a seguito del nostro recente editoriale sui dati INFC.

Ecco qui la lettera.

Diamo certamente fede alle affermazioni secondo le quali  il CFS dice di aver condiviso i dati dell’INFC con diversi Enti territoriali, a seguito di formali accordi e sulla base di ben precisi impegni, dettagliatamente elencati dal Dr. Pompei. A noi risulta che per poter accedere ai dati in alcuni casi si è dovuto procedere alla predisposizione di apposite convenzioni di ricerca, con tanto di rimpalli fra diverse amministrazioni, e relativi lunghi tempi di attesa.

Ecco,  è proprio questo che non ci convince. In un’epoca in cui la pubblica amministrazione dovrebbe fare della trasparenza un vanto, in cui tutto è in rete, non dovrebbe bastare,  per poter accedere ai dati, compilare un semplice formulario online, con poche semplici richieste? Come può fare altrimenti un ricercatore indipendente, caso mai non strutturato, caso mai straniero, ma con belllissime idee circa l’uso possibile dei dati?

Con la NASA e i suoi dati satellitari si fa così.

Ma forse il CFS non gradisce il paragone con la NASA…..

Marco Borghetti

HIGHLIGHTS: Nuovo modello di stima della biomassa arborea nelle zone boreali e di alta quota

Titolo originale: A sink-limited growth model improves biomass estimation along boreal and alpine tree lines

Autori:  Sebastian Leuzinger, Corina Manusch, Harald Bugmann and Annett Wolf

Rivista: Global Ecology and Biogeography, Early view, 6 Feb  2013

doi: 10.1111/geb.12047

Una degli effetti attesi del cambiamento climatico è l’aumento dell’accumulo di biomassa negli ecosistemi delle alte latitudini e di alta quota. In questo articolo viene testata l’ipotesi che i modelli, tipo source-limited, finora usati per queste stime possano portare a una sovrastima del carbon stock per unità di superficie, sostituendo l’approccio source-limited con un approccio sink-limited all’interno del modello  Lund–Potsdam–Jena (LPJ). Le conclusioni principali dell’articolo sono che la verione standard del modello produce, rispetto alla versione con l’approccio sink-limited, una sovrastima del 50% (+ 25 Pg) della biomassa stoccata nella vegetazione nelle zone boreali (60–80° N) di Asia ed Europa, e un innalzamento decisamente più elevato (+ 400 m) del limite superiore del bosco sulle Alpi.

Keywords:  Foreste boreali, Foreste alpine, Carbonio, Stima, Cambiamento climatico

Settore di Ricerca : Ecofisiologia forestale, Cambiamento climatico

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HIGHLIGHTS: Disturbi, mortalità e successione nella foresta primaria amazzonica

Titolo originale: The steady-state mosaic of disturbance and succession across an old-growth Central Amazon forest landscape

Autori: Jeffrey Q. Chambers, Robinson I. Negron-Juarez, Daniel Magnabosco Marra et al.

Rivista: PNAS, early view, January 28, 2013,

doi: 10.1073/pnas.1202894110

Si tratta di un interessante articolo metodologico, nel quale si riferisce sulla messa a punto di un metodo analitico che combina misure da satellite, simulazioni da modelli e misure in campo per una più efficace rappresentazione dei pattern di mortalità arborea nella foresta tropicale amazzonica. In quanto tale, può costituire uno strumento importante per migliorare la comprensione del ruolo delle foreste tropicali nell’assorbimento del carbonio.

Keywords:  Biodiversità, Comunità, Dinamica a gap, NEP, NEE, NBP

Settore di Ricerca : Ecologia forestale, Cambiamento climatico

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HIGHLIGHTS: Rinnovazione naturale nella pecceta montana dopo perturbazioni

Titolo originale: The interacting ecological effects of large-scale disturbances and salvage logging on montane spruce forest regeneration in the western European Alps

Autori: Bottero A., Garbarino M., Long, J.N., Motta R.

Rivista: Forest Ecology and Management, Vol 292,  pages 19–28, March 2013

doi: 10.1016/j.foreco.2012.12.021

La comprensione dei fattori che influenzano la rinnovazione naturale delle formazioni forestali rappresenta la base per impostare su basi di sostenibilità la gestione forestale. In questo articolo si riportano i risultati di un interessante studio sull’interazione di fattori di disturbo naturali (in un caso attacchi di insetti defogliatori, nell’altro caso di una tromba d’aria) e antropogenici (taglio fitosanitario) nel determinare il processo di rinnovazione naturale post-disturbo in una pecceta montana della Val d’Aosta. Nel caso dell’attacco di insetti, la rinnovazione appare principalmente legata alla rinnovazione da seme successivamente al disturbo, mentre nel caso della tromba d’aria un ruolo importante appare legato alla pre-rinnovazione. I fattori che principalmente influenzano la rinnovazione naturale appaiono l’entità della copertura residua e la quantità di necromassa legnosa  (CWD, coarse woody debris), qualora sia ben distribuita sulla superficie.

Keywords:  Foreste, Pecceta,  Rinnovazione naturale, Perturbazioni, Val d’Aosta<
Settore di Ricerca : Ecologia forestale, Selvicoltura

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HIGHLIGHTS: Effetti persistenti della siccità sulla foresta tropicale

Titolo originale: Persistent effects of a severe drought on Amazonian forest canopy

Autori  Saatchi S., Asefi-Najafabady S., Aragão L.E.O.C., Anderson L.O., Myneni, R.B., Nemani R.

Rivista: PNAS, vol. 110, no. 2, pp. 565-570, January 2013

doi: 10.1073/pnas.1204651110

Il lavoro riporta i risultati di indagini sperimentali e da remoto sulla mortalità arborea di lungo periodo nella foresta amazzonica come conseguenza di episodi acuti di siccità. Vieme mostrato come oltre 70 milioni di ettari della foresta amazzonica abbiano risentito sensibilmente, in termini di struttura della copertura e di contenuto idrico della chioma, della forte siccità del 2005 e come tali effetti risultino, malgrado un certo recupero, visibili anche nel 2010. I tempi di recupero appaiono quindi piuttosto lunghi, per cui tempi brevi di ritorno (5-10 anni) di questi episodi di siccità potrebbero determinare alterazioni persistenti della copertura forestale.

Keywords:  Foreste, Siccità, Copertura, Tempi di ritorno, Cambiamento climatico, Amazzonia

Settore di Ricerca : Ecologia, Cambiamento climatico

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EDITORIALE: INFC, the same old story, neanche le Regioni hanno i dati

INFC, the same old story, neanche le Regioni dispongono dei dati elementari

Ne abbiamo già parlato in precedenza, col tempo speravamo la situazione si risolvesse.

Macché, la gestione dei dati di base dell’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio (INFC) è rimasta la stessa: i dati di base se li tiene chi li ha prodotti (Corpo Forestale dello Stato), come fossero gioielli (?) di famiglia e non informazioni prodotte con soldi pubblici. Si badi bene:  parliamo di qualcosa che ormai risale alla metà dello scorso decennio, non parliamo dell’uovo di ieri.

Ma, cosa volete, ogni volta che mi imbatto in queste straordinarie prestazioni dell’amministrazione pubblica mi viene da scrivere qualcosa, ecco qui l’ultima occasione. Ho recentemente collaborato, attraverso l’Istituto di Economia Agraria (INEA), alla stesura del piano pluriennale di forestazione della regione Basilicata, nel quale si stabiliscono gli indirizzi per la gestione sostenibile delle risorse forestali regionali. Pochi dubbi che per gestire una risorsa occorra conoscerla, e per fortuna la Regione Basilicata da qualche hanno si è meritoriamente dotata di una carta forestale ad alta risoluzione che facilita grandemente il compito dei tecnici impegnati nella gestione delle foreste e del territorio.

Ma sulla carta forestale sono riportate le superfici, non la consistenza (cioè il volume legnoso) dei boschi, e tantomeno il loro incremento legnoso. E come tutti sanno sono questi ultimi i dati necessari per potere stabilire l’uso sostenibile della risorsa forestale, nonché  il suo contributo agli obbiettivi di mitigazione legati all’assorbimento del carbonio atmosferico. Come ben spiegava Giovanni Bernetti, in fin dei conti tutto il nostro ragionare gira intorno al numero di alberi e al loro  volume per unità di superficie.

Accingendomi a ragionare sugli indirizzi gestionali per la Regione Basilicata, uno dei primi pensieri è corso quindi alla possibilità di andare sui punti dell’INFC, rimisurare e verificare quindi quanto i boschi crescessero nel corso del tempo: dato fondamentale per poterne individuare una strategia d’uso. E fra me e me pensavo: sicuramente la Regione, che ha per legge piena competenza in materia,  avrà la possibilità di accedere ai dati elementari dell’INFC e poterli utilizzare a  questi fini, del tutto istituzionali. Mi veniva fin da pensare che potesse esistere una procedura consolidata perché una tale ovvia forma di collaborazione in seno all’amministrazione pubblica potesse attuarsi.

Figurarsi! A mie ripetute  sollecitazioni, mi è sempre stata la stessa “italica” risposta: “si forse, bisognerebbe sentire il dott. Caio, fare istanza al dott. Tizio, mi pare di aver capito che i dati siano sull’hard disk della dottoressa Sempronia, ci sono problemi procedurali, di riservatezza”, eccetera, eccetera. Risultato: la Regione Basilicata non conosce tuttora i dati di base INFC rilevati sul proprio territorio, e quindi è priva di informazioni importanti per la gestione delle proprie risorse forestali.

E per quante altre Regioni la cose stanno così? Ma vogliono i Presidenti di Regione attivarsi e chiedere ufficialmente al Ministro delle Politiche Agricole di por fine a questa situazione, a questa sorprendente  gestione di dati raccolti con fondi pubblici? Che fra l’altro tende a generare non benevoli  retropensieri sulla qualità dei dati raccolti. Saremmo ben lieti di poterli scacciar via.

Buon 2013 a tutti.

Marco Borghetti

HIGHLIGHTS: Vulnerabilità convergente delle foreste alla siccità

Titolo originale: Global convergence in the vulnerability of forests to drought

Autori: Brendan Choat, Steven Jansen, Tim J. Brodribb, et al.

Rivista: Nature, Vol. 491, pages 752–756, November 2012

doi: 10.1038/nature11688S

http://www.nature.com/nature/journal/v491/n7426/images/cover_nature.jpg

Attraverso un’estesa metanalisi di dati pubblicati e non, riguardanti 226 specie forestali di 81 siti sparsi per il mondo, è stato composto un interessante quadro d’insieme circa la vulnerabilità del sistema di trasporto idraulico all’embolia xilematica indotta da stress idrico. Il risultato più interessante, e preoccupante in relazione agli scenari di cambiamento climatico, è che il 70% delle specie esaminate opera in condizioni di sicurezza ristretta (< 1 MPa, in termini di potenziale idrico xilematico) rispetto alle soglie che possono innescare processi di embolia dilagante. Un risultato sorprendente riguarda poi il fatto che  questa condizione di vulnerabilità appare generale, nel senso che non riguarda solo specie che vivono in ambienti esposti a siccità ma anche specie che vivono in ambienti non considerati a rischio di stress idrico.

Keywords:  Foreste, Siccità, Xilema, Vulnerabilità, Embolia, Cambiamento climatico

Settore di Ricerca : Ecofisiologia forestale, Cambiamento climatico

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HIGHLIGHTS: Sono i sopravvissuti, non le specie pioniere, che pilotano la dinamica post-perturbazione di una foresta temperata

Titolo originale: Survivors, not invaders, control forest development following simulated hurricane

Autori: Barker Plotkin, Audrey, David R. Foster, Joel Carlson, and Alison H. Magill.

Rivista: Ecology, early view, October 2012

Le tempeste di vento sono eventi che possono modificare profondamente i processi evolutivi della foresta. Questo lavoro riporta i risultati di una interessante ricerca di durata ultra ventennale, condotta  in un bosco misto Quercus rubra-Acer rubrumdi del New England (US), nel corso della quale sono stati simulati gli effetti di un uragano e studiati i meccanismi che controllano la dinamica post-perturbazione della foresta. I risultati sono abbastanza sorprendenti. L’attesa era infatti quella che la successione fosse guidata dalle specie pioniere e da quelle  di sottobosco. Al contrario, dopo venti anni è risultato che sono le specie leader sopravvissute che determinano la rinnovazione e lo sviluppo della foresta, a dimostrazione di una sua forte capacità di resilienza.
Keywords:  Foresta temperata, Tempesta, Successione, Rinnovazione

Settore di Ricerca : Ecologia forestale

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EDITORIALE: La valutazione della qualità della ricerca e della didattica nell’Università italiana: siamo pronti ad affrontare questa sfida?

Lo scorso 23 ottobre 2012 si è svolto a Roma presso la sede del M.I.U.R. (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) un incontro organizzato da A.I.S.S.A. (Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie) dal titolo. “Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali: quali cambiamenti alla luce dell’evoluzione normativa e delle esigenze degli utenti”. L’incontro è stato dedicato alla valutazione della ricerca e alla valutazione della didattica nelle Università italiane e, in particolare, nelle ex Facoltà, ora Dipartimenti o Scuole, di Agraria.

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EDITORIALE: Anche i professori ordinari diventano “candidati”: le valutazioni di ANVUR

Si tratta di una novità di rilievo per il mondo accademico.

Per la prima volta i professori ordinari che intendevano partecipare alle commissioni per l’assegnazione dell’abilitazione nazionale (e quindi alla prima fase del reclutamento universitario) si sono dovuti sottoporre a una valutazione della propria attività scientifica. Leggi il resto dell’articolo

HIGHLIGHTS: La struttura della copertura forestale controlla la produttività

Titolo originale: Amazon forest carbon dynamics predicted by profiles of canopy leaf area and light environment

Autori: Scott C. Stark, Veronika Leitold, Jin L. Wu, et al.

Rivista: Ecology Letters, Early View

doi: 10.1111/j.1461-0248.2012.01864.x

Il controllo della produttività forestale da parte di fattori ambientali e strutturali rappresenta un aspetto di grande importanza in ecologia forestale, cui questo articolo dà un interessante contributo. Mediante misure da remoto, effettuate con tecnica LIDAR, in due diversi siti in Amazzonia, in questo lavoro viene infatti avvalorata l’ipotesi che la struttura della copertura, in particolare l’indice di area fogliare e la disponibilità di luce, siano fattori che determinano fortemente la produzione di biomassa in diverse classi arboree. La conoscenza delle caratteristiche della copertura, ottenibile con misure da remoto, può quindi fornire informazioni rilevanti per stimare le variazioni di produttività e il funzionamento ecosistemico.

Keywords:  Foreste, Copertura, Struttura, Luce, Produttività, LIDAR, Telerilevamento, Amazzonia

Settore di Ricerca : Ecologia forestale

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EDITORIALE: Quali corsi universitari forestali a due anni dalla riforma Gelmini?

Quali corsi universitari forestali a due anni dalla riforma Gelmini?

Agricoltura e selvicoltura rappresentano un sistema complesso che produce beni e servizi essenziali per lo sviluppo del territorio rurale e il benessere della collettività, tra cui molteplici prodotti agricoli e forestali, bioenergie, qualità dell’ambiente e dello spazio rurale. Pur modulata a seconda delle specializzazioni connesse a tale multifunzionalità, l’identità del laureato che principalmente opera in questi settori è direttamente coniugabile con un approccio integrato ai temi della qualità/sicurezza/redditività dei prodotti e dei processi produttivi, della gestione delle risorse suolo, acqua, biodiversità e paesaggio e del supporto tecnico-scientifico alle politiche ambientali e ai progetti di sviluppo rurale. Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: Che fine ha fatto il regolamento FLEGT?

CHE FINE HA FATTO IL REGOLAMENTO FLEGT?

Alla fine dello scorso anno il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (MiPAAF) è stato individuato quale Autorità Competente (AC) nazionale per l’attuazione dei Regolamenti FLEGT (Reg. 2173/2005 – Forest Law Enforcement, Governance and Trade) e Timber Regulation (Reg. 995/2010), inerenti il commercio di legno e prodotti derivati in territorio comunitario. Lo stesso MiPAAF, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, dovrà a breve redigere anche il testo di una norma nazionale di attuazione dei citati Regolamenti e predisporre un apposito sistema sanzionatorio. Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: iForest nel Journal of Citation Report di Web of Science

La nostra rivista iForest-Biogeosciences and Forestry ha ricevuto pochi giorni fa il pieno accreditamento internazionale con l’inclusione, da parte di Thomson Reuters, nel Journal of Citation Report (JCR 2011) di Web of Science (WoS) e l’assegnazione dell’Impact Factor (IF=0.507). Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: A proposito delle valutazioni dei progetti FIRB e MIUR

C’è qualcosa di “suggestivo” nelle valutazione dei progetti FIRB e MIUR-COFIN.

Giunge notizia di progetti che hanno conseguito valutazioni ben superiori a 90/100, e che sono stati esclusi. Motivo? I progetti ammessi hanno conseguito la valutazione di 100/100 o pochissimo meno. Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: Quando si dice degli effetti del “Climatic Change”…

Secondo il testo di una legge recentemente promulgata dalla Regione Puglia, sembrerebbe che questo territorio sia interessato da caduta di “valanghe” (L.R. 12/2012, art. 2, comma 1, subcomma 2: “Gli interventi di trasformazione del bosco sono vietati, fatte salve le autorizzazioni rilasciate dagli enti preposti attraverso un procedimento unico teso alla semplificazione della procedura, coordinato dal competente Servizio foreste, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento”), forse precoce effetto del cambiamento climatico in atto!

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HIGHLIGHTS: Estensione autunnale della fenologia in specie non autoctone nel sottobosco di una foresta decidua

Titolo originale: Extended leaf phenology and the autumn niche in deciduous forest invasions

Autori: Jason D. Fridley

Rivista: Nature, Vol. 485, pages 359–362, May 2012

doi: 10.1038/nature11056

La fenologia anticipata o posticipata delle specie di sottobosco rispetto alla specie di copertura determina in modo importante il loro bilancio del carbonio. In questo lavoro, condotto nel corso di tre anni su 43 specie autocnone e 30 specie non autoctone di una foresta decidua degli Stati Uniti orientali,  viene evidenziata una sistematica differenza fra la fenologia autunnale delle specie autoctone e di quelle non autocnone. Queste ultime hanno rivelato una fenologia autunnale estesa mediamente di 4 settimane. Si tratta di un aspetto che appare rilevante sul piano della produttività ecosistemica e della risposta al cambiamento climatico.

Keywords:  Fenologia, Foreste, Sottobosco, Successione, Cambiamento climatico

Settore di Ricerca : Ecologia, Evoluzione

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EDITORIALE: Corso di laurea in scienze forestali e ambientali: rendiamo nuovamente possibile anche la laurea a ciclo unico?

In questi mesi la vita degli atenei italiani è caratterizzata dall’applicazione delle novità previste della recente legge di riforma. Un po’ dappertutto si stanno rinnovando le strutture primarie (scuole, dipartimenti) e gli organi dirigenti. Si tratta di un processo che in più di un caso ha comportato riformulazioni dell’offerta formativa, razionalizzazione dell’organizzazione didattica, a volte anche dolorose soppressioni.
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