HIGHLIGHTS: Disseccamenti e collasso idraulico in angiosperme legnose temperate durante una siccità estiva estrema
30 aprile 2013
Titolo originale: Shoot desiccation and hydraulic failure in temperate woody angiosperms during an extreme summer drought
Autori: Andrea Nardini, Marta Battistuzzo, Tadeja Savi
Rivista: New Phytologist, early view, 18 April 2013,
doi: 10.1111/nph.12288

New Phytologist
Un lavoro quasi in tempo reale. Colta l’occasione di un evento di siccità estrema durante l’estate del 2012, è stato caratterizzato lo stato irdrico e la condizione idraulica di sei angiosperme legnose dell’ambiente carsico triestino. Il risultato principale riguarda la relazione fra intensità del danno (quantificata in termini di percento di chioma con disseccamenti) e le propretà idrauliche, in particolare il valore di potenziale idrico in grado di indurre il 50% di perdita della conduttività idrulica (PSI50), e la densità del fusto. I disseccamenti sono risultati più diffusi nelle specie con valori meno negativi di PSI50. Questi tratti appaiono quindi di interesse per la previsioni della risposta specifica ad eventi di siccità estrema, come si attendono per effetto del cambiamento climatico in atto.
Keywords: Latifoglie, Siccità, Xilema, Densità del fusto, Vulnerabilità, Embolia, Cambiamento climatico,
Settore di Ricerca : Ecofisiologia, Cambiamento climatico

Si tratta di un interessante articolo metodologico, nel quale si riferisce sulla messa a punto di un metodo analitico che combina misure da satellite, simulazioni da modelli e misure in campo per una più efficace rappresentazione dei pattern di mortalità arborea nella foresta tropicale amazzonica. In quanto tale, può costituire uno strumento importante per migliorare la comprensione del ruolo delle foreste tropicali nell’assorbimento del carbonio.
La comprensione dei fattori che influenzano la rinnovazione naturale delle formazioni forestali rappresenta la base per impostare su basi di sostenibilità la gestione forestale. In questo articolo si riportano i risultati di un interessante studio sull’interazione di fattori di disturbo naturali (in un caso attacchi di insetti defogliatori, nell’altro caso di una tromba d’aria) e antropogenici (taglio fitosanitario) nel determinare il processo di rinnovazione naturale post-disturbo in una pecceta montana della Val d’Aosta. Nel caso dell’attacco di insetti, la rinnovazione appare principalmente legata alla rinnovazione da seme successivamente al disturbo, mentre nel caso della tromba d’aria un ruolo importante appare legato alla pre-rinnovazione. I fattori che principalmente influenzano la rinnovazione naturale appaiono l’entità della copertura residua e la quantità di necromassa legnosa (CWD, coarse woody debris), qualora sia ben distribuita sulla superficie.

Le tempeste di vento sono eventi che possono modificare profondamente i processi evolutivi della foresta. Questo lavoro riporta i risultati di una interessante ricerca di durata ultra ventennale, condotta in un bosco misto Quercus rubra-Acer rubrumdi del New England (US), nel corso della quale sono stati simulati gli effetti di un uragano e studiati i meccanismi che controllano la dinamica post-perturbazione della foresta. I risultati sono abbastanza sorprendenti. L’attesa era infatti quella che la successione fosse guidata dalle specie pioniere e da quelle di sottobosco. Al contrario, dopo venti anni è risultato che sono le specie leader sopravvissute che determinano la rinnovazione e lo sviluppo della foresta, a dimostrazione di una sua forte capacità di resilienza.
Nell’ultimo decennio si è sviluppato un notevole interesse sulle relazioni che legano i rate metabolici, la biomassa e l’architettura idraulica degli alberi forestali. Si tratta di aspetti che rivestono importanza sia in rapporto alla comprensione dei trade-off fisiologici che determinano l’allocazione del carbonio negli alberi, sia in relazione alla modellizazione degli scambi di materia e di energia a scala di foresta. Questo articolo, firmato congiuntamente da autori impegnati sul versante sperimentale e da modellisti teorici, rappresenta un interessante contributo alla tematica, in quanto definisce una relazione coerente fra rate di traspirazione (Q) e biomassa (M) per una pluralità di specie arboree delle foreste temperate.
La fenologia anticipata o posticipata delle specie di sottobosco rispetto alla specie di copertura determina in modo importante il loro bilancio del carbonio. In questo lavoro, condotto nel corso di tre anni su 43 specie autocnone e 30 specie non autoctone di una foresta decidua degli Stati Uniti orientali, viene evidenziata una sistematica differenza fra la fenologia autunnale delle specie autoctone e di quelle non autocnone. Queste ultime hanno rivelato una fenologia autunnale estesa mediamente di 4 settimane. Si tratta di un aspetto che appare rilevante sul piano della produttività ecosistemica e della risposta al cambiamento climatico.

L’effetto della diversità sulla produttività è un argomento da sempre dibattuto in ecologia forestale. Questo studio, scaturito dalla meta-analisi di 54 studi specifici, ha un ruolo pioniere nel dimostrare l’importanza della ricchezza specifica e della variabilità dei caratteri nel definire gli effetti della diversità nella colture forestali polispecifiche rispetto a quelle monospecifiche, diversità che si traduce in un aumento del 23.7 % della produttività.
Una tematica classica rivisitata alla luce dell’importanza che la tolleranza alla siccità riveste nella risposta delle specie e degli ecosistemi ai cambiamenti globali. I meccanismi di risposta alla siccità vengono analizzati nel corso di una metanalisi su 317 specie, considerando primariamente i determinati fisiologici del potenziale idrico corrispondente alla perdita del turgore cellulare. Le relazioni messe in evidenza permettono di interpretare trend di tipo biogeografico e forniscono una base per la valutazione comparata della tolleranza alla siccità di specie ed ecosistemi a scala globale.


